Hotel La Rosa dei Venti


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Da visitare

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Monte San Giusto
Monte San Giusto vanta origini antichissime. I primi insediamenti sembrano risalire al periodo romano (età di Nerva 96-98 d.C.), come testimoniano alcune monete di bronzo di epoca imperiale rinvenute nella campagna circostante e la lapide situata sulle mura dell'entrata laterale della Chiesa di Santo Stefano. Con le invasioni barbariche del III sec. d.C., il nucleo urbano venne distrutto. Il nome del paese era "Mons Iustitiae" poi mutato in "Mons Sancti Iusti" in onore del Voscovo di Vienne (Francia) San Giusto appunto, che alla fine del IV sec. si dice abbuia fatto visita al paese. Nel tardo Medioevo il paese venne ricostruito. A questo periodo dovrebbe risaliere l'edificazione della cinta muraria di cui ancora è ben visibile la struttura (Porta Romana, Porta della Sala, Porta Damascena); in via Circonvallazione si può notare un Torrione merlato risalente al XIV secolo. Il periodo di maggiore splendore di Monte San Giusto è senza dubbio il cinquecento con Niccolò Bonafede, nato a Monte San Giusto nel 1463, vescovo di Chiusi e officiale della corte romana negli anni che vanno da Alessandro VI a Clemente VII. Molto legato alla sua terra vi fà costruire un palazzo istituendo una vera e propria corte rinascimentale. L'opera architettonica più importante di Monte San Giusto è il palazzo fortezza fatto costruire dal Bonafede all'inizio del 1500. Il corpo centrale del fabbricato insiste su una base piramidale. La facciata in laterizio con finiture e cornici in pietra, è abbellita da cinque finestre a croce guelfa. Il portale d'ingresso, realizzato nel 1524, è opera dello scalpellino anconetano Franco Pesimoti. Il cortile richiama quello del palazzo ducale di Urbino. In una sala al piano terra, denominata "La stanza del vescovo", si conservano affreschi attribuiti al pittore Joannes Hispanus. Il palazzo Bonafede è attualmente sede del Municipio ed ospita la mostra permanente di una collezione di disegni antichi di Alessandro Maggiori ed una esposizione di opere dello scultore Carlo Cantalamessa donate dalla famiglia Brillarelli. A circa due chilometri dal centro abitato, in zona Campiglia, si trova la casina Bonafede, detta "coriolana" del sec. XV, fatta costruire dal Bonafede ed utilizzata come casa di campagna. La casina è stata di recente completamente restaurata. Nella Chiesa di Santa Maria Della Pietà (in Telusiano), del sec. XIV, fatta ristrutturare dal vescovo Bonafede nel secolo XVI, si conserva la pala di Lorenzo Lotto "La Crocefissione" commissionata a suo tempo dal vescovo e terminata dal pittore veneziano nel 1531. Dopo una superficiale ripulita nel 1831, il dipinto è stato restaurato nel 1953 e nel 1981. La cornice, dell'epoca, realizzata su disegno dello stesso Lotto, è stata restaurata nel 1996. La "Chiesa Collegiata", o di Santo Stefano, ricostruita su una antica pieve dell'arch. Vassalli ed aperta al culto nel 1781, conserva un'affresco raffigurante "La Madonna del latte" del sec. XIV, una statua lignea della Madonna Incoronata del sec. XVI, un organo callido delXVIII sec. ed affreschi del Pavisa. Santa Maria delle Panette, chiesa suburbana a pianta ottagonale in stile vanvitelliano, fu costruita da Gaetano Maggi nel 1740. Vi si conserva un'importante icona con gli apostoli Giacomo e Giovanni appartenuta ad una antica edicola, dove le confraternite distribuivano il pane ai pellegrini che si recavano a Loreto.

Torrione

Torrione

Palazzo Bonafede

Pala Lorenzo Lotto

Chiesa delle Panette

Abbazia Santa Maria a Piè di Chienti
Il periodo di costruzione di questa abbazia è incerto, c'è chi la vuole addirittura all'anno 936 d.C., quando Carlo Magno l'avrebbe fatta innalzare a ricordo della vittoria sui Saraceni avvenuta nelle vicinanze. Il complesso tuttora esistente deve considerarsi opera del dodicesimo secolo quando fu consacrata dall'abate di Farfa Arnolfo nel 1125. L'abbazia è a pianta basilicale a tre navate con abside semicircolare. All'interno, la chiesa presenta una sezione sopraelevata che occupa buona parte della navata centrale e tutto il presbiterio che conserva ampie tracce di affreschi. Le navate laterali sono suddivise in dieci campate. Le finestre bifore e monofore sono chiuse da lastre di alabastro che diffondono all'interno una luce tenue che al tramonto diviene rosata.

Santa Maria a Piè di Chienti

Abbazia di San Claudio al Chienti
La facciata della chiesa fu eretta nel VI-VII secolo sulle rovine di una villa romana o di Pausulae e fu rifatta nell'XI secolo nelle forme attuali. Unico esempio nelle Marche, l'abbazia è costituita da due torri cilindriche poste ai lati della facciata che si ispirano allo stile bizantino. L'edificio è a pianta quadrata a croce greca con cinque absidiole tre posteriori e due laterali. Comprende due chiese sovrapposte: l'inferiore definita "plebale" veniva utilizzata dal popolo mentre la superiore, definita "cappella palatina" veniva utilizzata dalla nobiltà e dal clero. Attualmente si accede alla chiesa superiore attraverso un'ampia scala esterna. Di grande effetto è il viale di accesso alla chiesa costeggiato da alti ed antichi cipressi.

San Claudio al Chienti

Castello Pallotta
Il Castello fu acquistato da Jacopo Pallotta nel 1450 dai Varano di Camerino, il quale lo fortificò per proteggerlo da eventuali attacchi nemici. Nel XVI secolo il cardinale Evangelista Pallotta trasformò il castello in una pittoresca residenza con un incantevole parco come oggi lo vediamo. L'interno, costituito da stanze, corridoi, scalinate e gallerie, è ricco di oggetti d'arte e di dipinti e affreschi del pittore Simone De Magistris e dei suoi allievi.

Castello Pallotta

Santuario di Loreto
Narra la tradizione che la notte del 10 dicembre 1294 giunse sulla costa marchigiana dalla Palestina, trasportata in volo dagli Angeli, la Santa Casa di Nazareth dove la Vergine Maria ebbe l'Annunciazione dall'Angelo. L'enorme manifestazione di devozione di cui il santo saccello fu fatto oggetto da tutta la Cristianità, spinse i pontefici romani Giulio II, LeoneX, Sisto V e Paolo V a sviluppare la realizzazione di imponenti costruzioni a protezione e testimonianza dell'importanza del luogo.
I migliori architetti dell'Umanesimo e del Rinascimento quali Giuliano da Maiano, Baccio Pontelli, Giuliano da Sangallo, Andrea Sansovino cooperarono alla realizzazione dell'opera. I pittori più apprezzati collaborarono ad affrescare le volte e le pareti, tra i quali Melozzo da Forlì affrescò la volta della Sagrestia, Luca Signorelli quella di San Giovanni, Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio si occupò della Sala del Tesoro. Di notevole importanza è il patrimonio bronzeo del santuario in gran parte opera della bottega dei Lombari.

Santuario di Loreto

Abbazia di Chiaravalle di Fiastra
Abbazia cistercense considerata la più importante fiorita nel Piceno e rappresenta uno dei monumenti più pregievoli e meglio conservati dell'architettura cistercense in Italia. La sua costruzione, su un monastero benedettino del VIII secolo, risalirebbe al 1142 e fu voluta dal duca di Spoleto Guarniero II. L'Abbazia presenta una struttura a croce latina ed ha tre navate; i suoi affreschi sono di scuola marchigiana.
La bellezza del paesaggio naturale, le dolci colline, la verde pianura e la selva rigogliosa fanno da scenografica cornice a questo gioiello architettonico.

Abbazia di Chiaravalle di Fiastra

Casa Leopardi
La casa natale di Giacomo Leopardi sorge nel rione di Monte Morello, che prende nome da uno dei tre castelli di cui l'antica città era costituita. Il palazzo, oltre alla parte tuttora abitata dalla famiglia, contiene l'importante biblioteca raccolta da Monaldo ed una sezione museale ricca di oggetti e documenti riguardanti il poeta.

Colle dell'Infinito
Il monte Tabor è il "colle solitario" che il poeta Leopardi canta nella poesia "L'Infinito". E' dominato dal monastero di S. Stefano ed offre una stupenda vista panoramica sulla valle del Potenza.

Pinacoteca Civica
Conserva importanti opere tra le quali dipinti di Lorenzo Lotto: "La Trasfigurazione", "San Giacomo Pellegrino" e "Annunciazione".

Casa Leopardi e Piazza Sabato del Villaggio

Annunciazione

Urbs Salvia
Venne probabilmente fondata nella prima metà del I secolo a.C. dai Romani per la particolare posizione topografica del luogo all'incrocio di importanti vie di comunicazione. Dopo la distruzione ad opera dei Barbari nel V secolo d.C., venne abbandonata e l'abitato si spostò sulla sommità della collina nel luogo occupato dall'attuale Urbisaglia. Questa mancata sovrapposizione dell'insediamento più recente a quello romano e la mancata utilizzazione della città antica come cava di pietra, hanno fatto sì che Urbs Salvia giungesse a noi come il complesso archeologico più importante delle Marche.

Teatro Urbis

Rocca Urbis


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